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venerdì 27 marzo 2015

Il Large Hadron Collider è pronto per aprire un “portale” tra gli Universi paralleli - video -

Il Large Hadron Collider è pronto per aprire un “portale” tra gli Universi paralleli - video -

La scorsa settimana i ricercatori del CERN di Ginevra, hanno condotto un test eccelerando un piccolo fascio di particelle di protoni, per il solo scopo di preparare la ripresa, quindi la riaccensione del grande anello (LHC).
 Quando il collider raggiunge livelli di energia più elevati, gli scienziati sperano di ottenere risultati soddisfacenti per la rilevazione di materia oscura e di mini buchi neri. 
Secondo il quoridiano Daily Mail Online. il Collider dovrebbe raggiungere i 13 TeV di energia, molto superiore ai 5,3 TeV precedentemente utilizzati dal CERN.


L’idea che esistano altri universi è sempre stato affascinante, nonostante sia quasi impossibile da parte della scienza, verificarla sperimentalmente. 
Oggi, però, un gruppo di fisici teorici ritiene che l’energia raggiunta con le prossime collisioni al Large Hadron Collider (LHC) permetterà di svelare l’esistenza di universi paralleli, se esistono.
In un nuovo articolo pubblicato su Physics Letters B, un gruppo di tre teorici, guidati da Ahmed Farag Ali, spiegano come la chiave per trovare degli indizi relativi all’esistenza di universi paralleli possa essere rappresentata dalla rivelazione di mini buchi neri ad un certo livello di energia.
 La loro esistenza andrebbe a supporto delle dimensioni spaziali extra e di alcuni modelli, come la teoria delle stringhe, che predicono l’esistenza di universi paralleli.
Secondo gli autori, il fatto che la gravità “lasci” in qualche modo il nostro Universo e si “trasferisca” nelle dimensioni extra permetterebbe di verificare l’attendibilità del loro modello, che a sua volta potrebbe essere utilizzato per rivelare i mini buchi neri all’LHC.
 I ricercatori hanno calcolato l’energia a cui dovrebbero apparire i mini buchi neri secondo la cosiddetta “teoria dell’arcobaleno della gravità”.


Se questi mini buchi neri saranno osservati, al valore proposto dell’energia, allora sapremo se la teoria e l’ipotesi delle dimensioni spaziali extra sono corrette. 
Ma l’idea non è poi così nuova perchè il grande collisore del CERN ha già tentato nel passato di rivelare i mini buchi neri, senza successo. 
Tuttavia, questo è ciò che accade se ci sono solamente 4 dimensioni, dato che l’energia richiesta per produrre i mini buchi neri nelle quattro dimensioni è molto maggiore (1019 GeV) dell’energia che potrà essere raggiunta con i prossimi esperimenti da LHC (14 TeV).
Tuttavia, se le dimensioni extra esistono davvero, esse dovrebbero implicare un valore più basso dell’energia per produrre i mini buchi neri ai livelli di energia che può raggiungere LHC. 
Ciò avviene poichè, secondo gli autori, la gravità del nostro Universo potrebbe “fluire”, per così dire, verso le dimensioni extra. 
Ma dato che LHC, (secondo la versione ufficiale del team dei ricercatori) non ha prodotto finora mini buchi neri, sembra che per dimostrare l’esistenza delle dimensioni extra, si debba almeno arrivare ad una scala di energia che non è stata esplorata sperimentalmente prima.


I ricercatori offrono una diversa interpretazione sul perchè i mini buchi neri non sono stati rivelati all’LHC. 
Essi suggeriscono che l’attuale modello della gravità, che è stato usato per predire l’energia richiesta per la produzione dei mini buchi neri, non è alquanto accurato perchè non tiene conto degli effetti previsti dalla meccanica quantistica. 
Secondo la relatività generale, la forza di gravità può essere pensata come la curvatura dello spaziotempo.

Ma gli scienziati mettono in evidenza il fatto che questa geometria dello spazio e del tempo, responsabile della gravità, può essere deformata su scale estremamente piccole, cioè in prossimità della cosiddetta scala di Planck. 
Essi hanno utilizzato la nuova teoria (dell’arcobaleno della gravità) per tener conto proprio di questa variazione della geometria dello spaziotempo in prossimità della scala di Planck, dove si ritiene che esistano i mini buchi neri. 
Partendo da questi presupposti, gli autori hanno trovato che l’energia richiesta per produrre i mini buchi neri all’LHC risulta leggermente maggiore rispetto a quanto pensato in precedenza.
Finora, l’acceleratore ha esplorato livelli di energia al di sotto di 5,3 TeV che rappresenta un valore molto basso secondo la teoria dell’arcobaleno della gravità. 
Dunque, il modello predice che i mini buchi neri potrebbero formarsi ad un livello di energia superiode, ovvero in un valore che varia tra i 9,5 TeV in 6 dimensioni e a 11,9 TeV a 10 dimensioni. Dato che LHC è stato preparato per raggiungere con i prossimi esperimenti i 14 TeV, questi livelli di energia richiesti per produrre mini buchi neri dovrebbero essere accessibili.
Se i mini buchi neri verranno rivelati da LHC, allora molte idee potranno essere avvalorate: universi paralleli, dimensioni extra, teoria delle stringhe e la teoria dell’arcobaleno della gravità, con le ultime due aventi enormi implicazioni per una teoria quantistica della gravità. 
In più, un risultato positivo andrebbe a supporto dell’esistenza stessa dei mini buchi neri che, tra l’altro, potrebbe risolvere il famoso paradosso dell’informazione dei buchi neri, poichè nel modello dell’arcobaleno della gravità i mini buchi neri hanno un raggio minimo al di sotto del quale essi non possono più rimpicciolirsi. 
Se poi i mini buchi neri non saranno osservati, gli scienziati dovranno rivedere le loro idee e i propri modelli.

 In questo caso, secondo gli autori ci sono tre possibilità: 
1) o che le dimensioni spaziali extra non esistono; 
2) oppure, esse esistono ma sono troppo piccole di quanto ipotizzato, o ancora 
3) i parametri del modello dell’arcobaleno della gravità dovranno essere modificati perchè non sono quelli esatti e ritentare con nuovi esperimenti.
guardiamo il video


Redazione Segnidalcielo
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